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Minorca e San Feliu: ristoranti e dintorni PARTE 1

Sono appena rientrata da due settimane di vacanza in Spagna e quindi ho pensato di dedicare qualche post ai due luoghi che ho visitato, la Costa Brava e le Baleari.

Non essendo stata molto fortunata con il clima (incredibile ma ha anche piovuto e faceva abbastanza freddo) mi sono concentrata sul cibo. Che altro potevo fare.

 

Diciamo subito che io introdurrei il modello Tapas anche in Italia. Quando vado al ristorante mi dispiace sempre un po’ essere costretta a scegliere solo due piatti: se considero anche quelli degli altri commensali – a cui chiedo sempre di assaggiare il loro piatto (ecco, alcuni non sono felicissimi) –  il numero di cose che posso assaggiare sale un po’ ma resta comunque una piccola parte del menu. E io me ne dispiaccio.

Le tapas, invece, consentono di fare assaggini di tutto e lo spirito di questo tipo di ordinazione è solitamente quello di condividerle anche con gli amici, altro aspetto che apprezzo. Risultato: si assaggia quasi tutto il menu. Gioia.

 

L’altra cosa da segnalare è che si mangia mediamente molto bene, le pietanze sono per lo più a base di carne e pesce. Ecco la leggerezza non è tra le cose che vi dovete aspettare, le parole d’ordine sono “aglio” e “fritto”. E’ un popolo godereccio come noi italiani e condisce come se non ci fosse un domani.  C’è gente’che mangia tutto il giorno. Mitici. Birretta e tapas, all day long.

 

Iniziamo con Minorca.

Adesso vado un attimo fuori tema e vi dico che non è che mi abbia entusiasmata. Sì il mare è bello, la natura ha sempre il suo perchè però – diamine – le baie e la costa in generale sono vittime del delirium construens anni 70. Ti trovi queste baie turchesi con sabbia bianca e trac, il casermone di cemento che ti prende mezzo campo visivo. Sei lì che pensi al senso della vita, che ti metti in contatto con il tuo chakra o il tuo io o il tuo gatto o quello che ti pare ma ti giri un secondo e ti vedi l’Ata Hotel di Malpensa, e ti sembra Cinisello Balsamo marina. E cosa vi devo dire a me un po’ passa la poesia così, con la colata di cemento perenne. E il mio io interiore non mi risponde. E poi ci sono sti paesini urendi, che è davvero difficile rende un posto brutto in riva al mare. Ma loro ci sono riusciti. Andate a Cala’n Bosch e vi chiederete come diavolo abbiano fatto.

Eppure è pieno di gente, funziona.

Un altro aspetto rilevante è la viabilità: c’è una sola strada che taglia a metà l’isola- Se vuoi andare nella spiaggia dopo la tua devi tornare sulla strada principale (bei venti minuti di scooter), avanzare di 4 metri, e poi prendere l’altra stradina per la spiaggia. Si fanno i parcheggi a lisca di pesce, non le strade di un’isola.

Bon veniamo al punto: bisogna stare attenti perchè la sòla turistica è dietro l’angolo. Mi fa sempre un po’ ridere sentire da un turista che un posto è turistico (se non lo fosse tu non saresti lì), circoscriviamo quindi l’area di pertinenza di questa parola e diciamo che mi riferisco a quei ristoranti dove si mangia maluccio, si spende tantino e solitamente è pieno di inglesi. Quando ci sono gli inglesi semaforo rosso (non me ne vogliate amici anglosassoni).

El primero es:

Ristorante En Caragol: Marina de Torret – Carrer S’Oronella en Biniancolla | Entre Punta Prima, 07710 Sant Lluis es, Minorca, Spagna +34 629 16 50 89

Prima cosa da dire, siamo sul mare, ristorante isolato, panorama stupendo (consiglio di andare al tramonto, a costo di fare i polentoni della Spagna e mangiare un po’ prima). Inserisco nella lista questo posto nonostante il conto per noi sia stato piuttosto salato. Un po’ molto.

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Tra le cose più buone vi consiglio i pimientos del padron (che non è il padrone ma una zona di coltivazione) e il pulpo a la gallega. L’abbiamo assaggiato parecche volte durante la vacanza ma questo è rimasto saldo nella sua posizione, al primo posto. Vi consiglio poi le cozze cucinate con la panna, davvero buone e originali.

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Sui secondi i consigli sono abbastanza superflui: scegliete il pesce che volete, arriverà il cameriere con un enorme vassoio di pesce fresco, ma abbiate la cura di indicare quanto ne volete. Io ho preso la coda di rospo e praticamente mi hanno portato l’intero, enorme pesce. Con relativo conto. Evitate i contorni (un piatto di verdure grigliate costa 18 euro). Ecco diciamo che il motto di questo posto è “mangiate ma siate guardinghi”.

 

Bene per oggi è tutto.

 

A breve i prossimi capitoli iberici!

 

 

Tutta sostanza: SHANNARA

Siamo in zona ovest di Milano, alla fine di Viale Corsica.

Vi propongo questo ristorante perchè la somma degli elementi dà sicuramente un buon risultato: sono molto gentili, l’atmosfera è accogliente e il rapporto qualità prezzo è – senza essere un affare –  ragionevole. Diciamo che se è il vostro primo appuntamento con qualcuno e volete fare i romantici o si tratta di una cena di lavoro lascerei perdere. I piatti sono presentati bene e si trascorre una serata molto piacevole ma l’arrendamento, ecco,  necessita sicuramente di qualche aggiustatina. Lo stile, per intenderci, è un po’ quello del trono di spade, se sognate di essere Cercei Lannister che si vuole fare due spaghi pensando a come sbarazzarsi di suo fratello nano, ecco qui potreste fare meno fatica a calarvi nei suoi panni.

Per la cronaca, io sono Daenerys.

Ma torniamo a noi. Già aprendo il menù si capisce subito il tema del posto, uno dei miei preferiti: pesce crudo.

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Tra gli antipasti, si può scegliere tra diversi tipi di tartare. Diversi sia nel pesce sia nei condimenti, di quasi tutti ci sono infatti due versioni. Per esempio quella di tonno si può avere con Finocchio Selvatico e Arancio oppure con Scaglie di Cipolla Rossa e Aceto Balsamico di Fico. Io opto per la seconda.

Oltre alla tartare si può scegliere il Plateau di Frutti di Mare o, passando al cotto, una Piovra Grigliata. Consiglio di stare sul crudo, è davvero freschissimo e originale di condimenti (un po’ audace la Tartare di Gambero Rosso Sicilia con Arancio, Mandorle, Miele e Tabasco).

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Anche i primi non scherzano, per un’amante come me della pasta c’è stato l’imbarazzo della scelta. Vincono però i tagliolini con Asparagini di Mare, Code di Gambero e Pomodoro Fresco e i paccheri con Rana, Olive e Pomodorini (no, non ne ho ordinati due da sola).

Poi ci si divide un Misto di Crostacei alla Catalana e direi che ci si può ritenere soddisfatti.

Buono buono.

 

Via De Andreis, 13 (angolo V.le Corsica)

02.70004621

 

 

Non solo cibo: ROVELLO 18 e i vini bianchi macerati

Questo ristorante si è guadagnato la mia considerazione, oltre che per i piatti che propone, per la carta dei vini.

Facciamo un excursus: esiste un particolare tipo di vino che trovo davvero senza paragoni. Non sono un’intenditrice ma trovo che si possa dare un parere anche senza essere sommelier, solo sulla base del proprio gusto, sai che c’è.

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Questi sono i vini bianchi macerati. Sono vini bianchi che vengono lasciati  macerare sulle proprie bucce, come si fa con i rossi. Il risultato è un vino bianco color ambra, spesso un po’ torbido, profumatissimo. Non scendo nel dettaglio del loro sapore e aroma perchè secondo me le descrizioni di ciò che si mangia e che si beve – con buona pace di Masterchef – sono sempre un po’ noiosi. Sembrano le parafrasi delle poesie: puoi anche star lì a raccontarti le figure retoriche ma c’è una parte che sfugge sempre e che è spesso l’essenza di ciò che stai raccontando. Ecco secondo me il vino va bevuto e non descritto.

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Dicevo però che questi vini sono stati una scoperta, sono spesso prodotti nell’area del Friuli attraverso agricoltura biologica, in alcuni casi biodinamica (qui una descrizione http://it.wikipedia.org/wiki/Agricoltura_biodinamica ) , cioè rispettando le fasi della vigna, della fermentazione e della natura in generale, senza l’aggiunta di solfiti. Questo rende il vino particolarmente digeribile ed esente da postumi ma incide molto sul prezzo.

Uno dei pregi del Rovello, dicevo, è proprio la carta dei vini: è tra i pochi che ha una notevole scelta di vini bianchi macerati.

Passiamo ai piatti: si tratta di un ristorante piemontese. Io consiglio spassionatamente:

– la salsiccia di Bra con i crostini (nulla, ma nulla a che fare con la salsiccia normale)

– battuta di fassona

– i ravioli del Plin

– la guancia di vitello

– i bolliti

– il coniglio disossato

 

Siamo sull’ottantina di euro a testa con vino di cui sopra (che costa solo sui sui 50 euro).

Via Tivoli, 2, 20121 Milano

02 72093709

Ca’ San Sebastiano

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Se questo blog parlasse di viaggi (magari prima o poi farò anche quello) sicuramente citerei Ca’ San Sebastiano come struttura. Per ora mi soffermo sul ristorante al suo interno. Atmfosfera calda, a lume di candela. Personale splendido, come sempre in Piemonte. La lista offre piatti della tradizione con rivisitazioni moderne. Buonissimi anche pane e grissini.

Via Ombra, 10, 15020 Camino, Alessandria